Mercato · Francia

Coût environnemental: il caso francese

Una modella in abito smeraldo immobile in una vetrina parigina; nei vetri accanto compaiono i luoghi della filiera: un archivio di tessuti, un gelseto nella nebbia, un laboratorio, le vasche di tintura

La Francia è il primo Paese europeo ad aver definito per legge un indicatore unico dell’impatto ambientale dei capi d’abbigliamento: il coût environnemental. Non è obbligatorio, ma dal 1 ottobre 2026 le sue regole sono diventate più stringenti.

Che cos’è

Il Décret n° 2025-957 del 6 settembre 2025, insieme al relativo arrêté, stabilisce come calcolare e comunicare il coût environnemental della maggior parte dei capi d’abbigliamento. È espresso in punti: più il numero è basso, minore è l’impatto.

Il calcolo considera l’intero ciclo di vita, dalle materie prime al fine vita, con le categorie d’impatto della metodologia europea PEF. A queste ne aggiunge due che aumentano il costo: i rifiuti tessili esportati fuori dall’Europa e il rilascio di microfibre. Prima di mostrare il valore, i dati vanno depositati su un portale pubblico.

Volontario, ma con una condizione

Il sistema è partito su base volontaria il 1 ottobre 2025: nessun marchio è obbligato a calcolare il proprio coût environnemental. Chi però comunica un indicatore sull’impatto ambientale di un capo deve affiancargli anche il coût environnemental.

Che cosa è cambiato il 1 ottobre 2026

  • L’affiancamento vale sempre. Prima l’obbligo scattava solo se il produttore aveva già calcolato e comunicato il coût environnemental; da questa data vale in ogni caso.
  • Anche gli altri possono pubblicarlo. Rivenditori, piattaforme di confronto, associazioni o media possono calcolare e pubblicare il coût environnemental di un capo senza il consenso del marchio, rispettando le stesse condizioni. Se il marchio calcola il proprio valore, i terzi devono allinearsi.

Perché riguarda i marchi italiani

Chi vende in Francia e comunica sul proprio sito o sul cartellino un dato d’impatto, come l’impronta di carbonio, deve tenerne conto. E anche chi non comunica nulla può trovarsi un valore calcolato da altri, magari su dati stimati.

In entrambi i casi la risposta è la stessa: conoscere la propria filiera abbastanza bene da calcolare un valore con dati reali, e da poterlo difendere.